{"id":53,"date":"2024-10-28T08:51:55","date_gmt":"2024-10-28T08:51:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiobilbopictures.com\/?p=53"},"modified":"2024-10-29T08:52:23","modified_gmt":"2024-10-29T08:52:23","slug":"marco-respinti-presenta-le-lettere-da-babbo-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiobilbopictures.com\/index.php\/2024\/10\/28\/marco-respinti-presenta-le-lettere-da-babbo-natale\/","title":{"rendered":"Marco Respinti presenta le \u201cLettere da Babbo Natale\u201d"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni dicembre ai figli di J.R.R. Tolkien arrivava una busta affrancata dal Polo Nord. All\u2019interno, una lettera dalla calligrafia filiforme e uno splendido disegno colorato. Erano le lettere scritte da Babbo Natale, che narravano straordinari racconti della vita al Polo Nord: le renne che si sono liberate sparpagliando i regali dappertutto; l\u2019Orso Bianco combinaguai che si \u00e8 arrampicato sul palo del Polo Nord ed \u00e8 caduto dal tetto direttamente nella sala da pranzo di Babbo Natale; la Luna rottasi in quattro pezzi e l\u2019Uomo che ci abitava caduto nel retro del giardino; le guerre con le moleste orde di goblin che vivono nei sotterranei della casa! Dalla prima lettera scritta al figlio maggiore di Tolkien nel 1920 all\u2019ultima, toccante, del 1943, per la figlia, questo libro raccoglie tutte quelle lettere e tutti quei disegni bellissimi in una unica edizione.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Recentemente, Bompiani\/Giunti ha ripubblicato la celebre raccolta delle lettere che ogni anno J.R.R. Tolkien scriveva per i figli, simulando che provenissero niente meno che dal Circolo Polare Artico e che fossero vergate da Babbo Natale in persona: a volte giungevano in risposta alle letterine dei bambini, altre volte li anticipava con curiosi racconti di avventure e vicissitudini. Le lettere manoscritte erano riccamente calligrate e illustrate, nella miglior tradizione del Professore. Il nuovo volume \u00e8 sempre a cura di Marco Respinti e nell\u2019edizione 2017 riprende la copertina della corrispondente tiratura inglese. Un breve stralcio della prefazione illustra puntualmente le caratteristiche salienti di quell\u2019esperienza:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00abPer i figli di J.R.R. Tolkien, l\u2019interesse e l\u2019importanza di Babbo Natale [Father Christmas] andava ben oltre il fatto che egli riempisse le loro calze la Vigilia della Notte Santa; ogni anni, infatti, Babbo Natale spediva loro una lettera in cui descriveva, con parole e con immagini, la sua casa, i suoi amici e gli eventi, divertenti o inquietanti, che si svolgevano al Polo Nord. La prima di queste lettere arriv\u00f2 nel 1920, quando John, il maggiore dei figli di Tolkien, aveva tre anni e per pi\u00f9 di vent\u2019anni, durante tutta l\u2019infanzia degli altri fratelli Michael, Christopher e Priscilla, le lettere continuarono ad arrivare puntualmente ogni Natale. A volte le buste, spolverate di neve e affrancate con i bolli postali del Polo, venivano trovate in casa il giorno seguente la visita di Babbo Natale; altre volte le consegnava il postino; e le letterine che invece erano i bambini a scrivere scomparivano dal caminetto quando la stanza in cui erano state messe era completamente vuota.\u00bb<\/em><br><em>\u2013 Introduzione di Baillie Tolkien (2a moglie di Christopher Tolkien) a \u201cLe Lettere di Babbo Natale\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque il momento intimo, speciale e suggestivo, in cui la famiglia si riuniva per leggere queste curiose narrazioni univa alle sensazioni tipiche del Natale anche gli spunti di riflessione offerti dalle visioni di Tolkien; educando i figli al fatto che nemmeno la casa di Babbo Natale fosse immune da disavventure, li istruiva a considerare che al mondo non vi \u00e8 nessuna zona immune dal male e che bisogna sempre essere pronti ad affrontare difficolt\u00e0 e imprevisti in ogni momento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta dunque di un\u2019opera particolare, apparentemente pi\u00f9 \u201cleggera\u201d rispetto ad altri scritti del&nbsp;<em>corpus<\/em>&nbsp;ma in effetti non meno ricca di elementi degni di nota. In merito abbiamo rivolto alcune domande proprio al curatore, Marco Respinti, giornalista e saggista con all\u2019attivo una non comune esperienza proprio riguardo a Tolkien e alle sue opere, per avere le impressioni di chi a questo volume ha contribuito in modo diretto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>D. La raccolta delle&nbsp;<\/em>Lettere da Babbo Natale<em>&nbsp;\u00e8 un\u2019opera particolarissima, non solo nel novero della produzione tolkieniana, ma anche in senso pi\u00f9 generale. C\u2019\u00e8 qualche aspetto di Tolkien che pu\u00f2 colpire l\u2019appassionato, cos\u00ec come l\u2019estimatore, che traspaia essenzialmente leggendo queste pagine?<\/em><br>R. La risposta \u00e8 certamente s\u00ec, ma occorrono due brevi premesse.<br>La prima \u00e8 che il volume pubblicato in italiano da Bompiani nel dicembre 2017 con il titolo&nbsp;<em>Lettere da Babbo Natale&nbsp;<\/em>\u00e8 la terza edizione riveduta e accresciuta del libro. L\u2019originale inglese \u00e8 stato pubblicato nel 1976 a cura di Baillie Tolkien con il titolo&nbsp;<em>The Father Christmas Letters<\/em>. Su questa edizione \u00e8 stata condotta la versione italiana di Francesco Saba Sardi (1922-2012), pubblicata a Milano da Rusconi con il titolo Le lettere di Babbo Natale nel 1980. Nelle ristampe successive, il volume originale inglese ha mutato titolo, diventando&nbsp;<em>Letters from Father Christmas<\/em>&nbsp;e aggiungendo nuovi materiali nell\u2019edizione del 1999. Tenendo conto di questa versione, ho realizzato la nuova traduzione italiana pubblica da Bompiani nel 2004, che dunque costituisce la seconda edizione italiana rifatta e aumentata, ma senza riuscire a far modificare il titolo sul modello di quanto fatto, da anni, nelle edizioni in inglese. La storia editoriale di questo volume \u00e8 del resto parecchio complessa e ancora sub iudice, come dettagliatamente ha esposto il 6 novembre 2012 la bibliografa inglese Christina Scull (<a href=\"https:\/\/wayneandchristina.wordpress.com\/2012\/11\/06\/the-father-christmas-letters-4\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/wayneandchristina.wordpress.com\/2012\/11\/06\/the-father-christmas-letters-4\/<\/a>), tra le massime autorit\u00e0 tolkieniane mondiali in questo campo. Finalmente, nel 2017 Bompiani ha provveduto a una nuova edizione del libro, che si \u00e8 rivelata pi\u00f9 che opportuna. La versione dei testi gi\u00e0 tradotti per l\u2019edizione italiana del 2004 \u00e8 stata infatti riveduta, ritoccata e sistemata; alcuni nuovi materiali pubblicati nelle edizioni in inglese successive a quella del 1999 su cui tradussi per la seconda edizione italiana del 2004 sono stati tradotti&nbsp;<em>ex novo<\/em>; il nuovo volume contiene dunque anche nuove immagini rispetto alla seconda edizione italiana del 2004; sono stati corretti errori testuali presenti nell\u2019edizione inglese del 1999 e intercorsi nella seconda edizione italiana del 2004 (i testi di alcune lettere erano state mescolate) poich\u00e9 allora, in assenza di alcuni facsimile delle lettere, non era stato possibile verificarne le trascrizioni, errori che pertanto permangono nelle versioni in inglese e di cui ho informato l\u2019editore britannico HarperCollins ricevendone l\u2019assicurazione che in futuro si proceder\u00e0 alla correzione anche degl\u2019impaginati e delle trascrizioni in inglese; e il titolo \u00e8 stato modificato da&nbsp;<em>Le lettere di Babbo Natale<\/em>&nbsp;a&nbsp;<em>Lettere da Babbo Natale<\/em>, fedele all\u2019originale inglese. Quella attuale \u00e8 dunque appunto la terza edizione italiana riveduta e accresciuta, che con la modifica del titolo fuga un dubbio importante cui la prime titolazioni italiane e pure la prima titolazione inglese davano adito: non si tratta, genericamente, di \u201clettere di Babbo Natale\u201d, tra le quali potrebbero dunque esservi anche delle \u201clettere a Babbo Natale\u201d, ma esclusivamente di \u201clettere da Babbo Natale\u201d. Quelle cio\u00e8 che Babbo Natale ha scritto ai piccoli di casa Tolkien, e solo quelle: evidentemente in risposta (e lo si evince chiaramente dal testo) alle letterine scrittegli da quei bimbi, che per\u00f2 non esistono pi\u00f9 (o che comunque non sono mai state pubblicate). Insomma, di queste \u201clettere\u201d non esiste ancora un\u2019edizione completa e critica nemmeno in inglese, e spesso le trascrizioni omettono particolari\u2026<br>La seconda premessa \u00e8 che&nbsp;<em>Lettere da Babbo Natale&nbsp;<\/em>non \u00e8 un \u201clibro\u201d. Non lo \u00e8 nel senso che le pagine di cui si compone non sono state pensate per la pubblicazione. Sono testi in qualche modo \u201critrovati\u201d diversi anni dopo la loro scrittura, e persino dopo la scomparsa di Tolkien, e sistematizzati al meglio per cercare di offrire uno spaccato particolare della famiglia Tolkien, dunque della personalit\u00e0 dello scrittore-filologo. Si tratta del resto solo di una scelta di scritti (e dunque di disegni, nel libro riprodotti in facsmile). Lo stato attuale di questa raccolta non presenta dunque una visione narrativa organica, che forse la sequenza di queste \u201clettere\u201d nemmeno ha per intero. Pertanto, le sue pagine vanno sfogliate con timore e tremore, con la delicatezza, se non persino la riservatezza di chi sta entrando nell\u2019intimo della famiglia Tolkien senza essere stato invitato\u2026 S\u00ec, dir\u00e0 il lettore, che siamo stati invitati; ci ha invitati Baillie Tolkien: ma \u00e8 lo stesso qui pro quo dai Nani della compagnia di Thorin Scuodiquercia invitati a Casa Baggins non certo da Bilbo, quanto da Gandalf\u2026<br>Ci\u00f2 premesso, le \u201clettere\u201d presentano ugualmente alcuni punti di forza notevoli. Evoco i principali.<br>Anzitutto, quell\u2019\u201curgenza\u201d creativa apparentemente insopprimibile che porta Tolkien, ogniqualvolta prenda in mano la penna, a \u201csubcreare\u201d mondi. Mondi secondari animati, abitati, potenzialmente coerenti. Il mondo del Babbo Natale tolkieniano \u00e8 un mondo vivo, \u201caffollato\u201d, ricco. Il Babbo Natale di Tolkien non prende forma \u201cdi maniera\u201d o \u201cdi occasione\u201d soltanto qualche giorno prima del 25 dicembre, e soltanto per via di quella faccenda \u2012 che potrebbe pure finire per farsi triviale \u2012 dei regali, ma vive appieno la vita e con lui la vivono i molti suoi amici del Polo Nord: Orso Bianco del Nord, il cui vero nome \u00e8 Karhu (cio\u00e8 \u201corso\u201d in finlandese), i suoi nipoti cuccioli Paksu e Valkotukka, suo cugino Grande Orso, l\u2019elfo segretario Ilbereth, gli Uomini-neve, gli Orsi delle Caverne, gli Gnomi Rossi, il \u201cfratello verde\u201d di Babbo Natale, Nonno Yule, e cos\u00ec via. \u00c8 un mondo che vive avventure tutto l\u2019anno, ogni tanto affronta pure difficolt\u00e0, esplora l\u2019Artico\u2026<br>In secondo luogo, questo mondo affollato parla lingue e si esprime attraverso alfabeti, e questo ci riporta direttamente al centro del Tolkien \u201cmaggiore\u201d che conosciamo. Due esempi: i segni pittografici con cui i goblin imbrattano i bei disegni rupestri lasciati dagli Orsi arcaici del Polo che Orso Bianco trasforma in alfabeto fonetico e la lingua natale sempre di Orso Bianco, cio\u00e8 l\u2019Artico, che in artico si chiama Arktik. Del primo Lettere da Babbo Natale offre una tavola completa e del secondo fornisce una frase: \u00ab<strong>M\u00e1ra mesta an ni v\u00e9la tye ento, ya rato nea<\/strong>\u00bb, ovvero \u00abArrivederci alla prossima volta, che spero venga presto\u00bb.<br>La notizia pi\u00f9 importante \u00e8 che l\u2019Artico assomiglia straordinariamente, o addirittura coincide, con il Quenya, anzi con il Qenya, cio\u00e8 l\u2019\u201celfico-latino\u201d nella sua forma originaria. Gli esperti statunitensi di linguistica tolkieniana Carl F. Hostetter e Patrick H. Wynne hanno definito la lingua di Orso Bianco come \u00abQ(u)enya artico\u00bb sulle pagine di Vinyar Tengwar, la pubblicazione linguistica della&nbsp;<em>Elvish Linguistic Fellowship<\/em>. E qui c\u2019\u00e8 spazio per una suggestione importante: forse il Polo Nord del tempo successivo alla Terza Era tolkieniana, cio\u00e8 quello del nostro tempo, ha conservato la memoria dell\u2019elfico mitico (in specifico dell\u2019\u201calto elfico\u201d). \u00c8 un elemento flebile, che non va troppo \u201ctirato per i capelli\u201d, ma la presenza di elementi mitici di Arda nel nostro tempo storico ci riconnette a uno dei nodi narrativi che personalmente ho sempre ritenuto pi\u00f9 affascinanti dell\u2019intera opera tolkieniana. La connessione (tentata) tra il nostro mondo storico e quello mitico delle Tre Ere di Arda. Tolkien ha sondato questi percorsi attraverso le figure di Aelfwine l\u2019anglosassone, Alboin Errol (Alboino) e il professor Alwin Arundel Lo\u00e8 dham che compare in&nbsp;<em>The Notion Club Papers<\/em>. Sono percorsi difficili, irti d\u2019insidie, che Tolkien ha non mai portato a termine, ma che restano un punto narrativo-filosofico di notevole rilevanza. Nelle&nbsp;<em>Lettere da Babbo Natale<\/em>&nbsp;ve n\u2019\u00e8 forse traccia.<br>Il lettore del Tolkien \u201cmaggiore\u201d trova poi altri elementi familiari. Anzitutto il&nbsp;<em>goblin<\/em>, che negli scritti riguardanti Arda dapprima sostituisce poi affianca il successivo&nbsp;<em>orc<\/em>&nbsp;(sempre sciaguratamente tradotto in italiano con \u201corco\u201d): dato che lo stesso Tolkien d\u00e0&nbsp;<em>goblin<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>orc<\/em>&nbsp;per sinonimi, il primo essendo un vocabolo \u201cinglese\u201d e il secondo il suo equivalente anglosassone, ci\u00f2 significa che, oltre all\u2019\u201calto elfico\u201d, anche il&nbsp;<em>goblin\/orc&nbsp;<\/em>dell\u2019epoca mitica di Arda \u00e8 sopravvissuto nel nostro tempo storico. Poi l\u2019elfo Ilbereth, in cui \u00e8 impossibile non vedere una parentela con Elbereth, il nome dato dagli Elfi a Varda, regina delle Valier. Quindi, il fatto che gli abitanti del Polo Nord siano trascinati dai&nbsp;<em>goblin<\/em>&nbsp;in una battaglia da cui dipende la sopravvivenza del loro mondo, che l\u2019esito dello scontro sia tutt\u2019altro che scontato, ma che alla fine tutto si volga per il meglio \u00e8 un elemento che non trascurerei. Infine, Babbo Natale stesso.<br>Leggendo le lettere che egli scrive ai piccoli di casa Tolkien non si pu\u00f2 non convincersi del fatto che, una volta recapitate, esse dovessero venire lette ad alta voce al cospetto di tutta la famiglia (qualcosa di simile doveva accadere prima, quando erano i piccoli Tolkien a scrivere a Babbo Natale). Ovvero che l\u2019arrivo di una lettera dal Polo Nord fosse l\u2019occasione per pomeriggi o serate di racconti e discussioni su quanto avveniva tra i ghiacci lass\u00f9, su chi \u00e8 chi, con i piccoli che ponevano mille domande, e via discorrendo. Fra le righe, lo si evince dalle lettere stesse, che parlano davvero poco di doni e di regali. Trova cos\u00ec giustificazione piena il fatto che, ancora una volta, per iscritto, Babbo Natale torni a identificarsi ai piccoli con precisione: nella lettera datata 24 dicembre 1930, Babbo Natale dice di chiamarsi \u00ab[\u2026] Nicola in onore del santo che portava quel nome (la sua festa cade il 6 dicembre), il quale un tempo portava segretamente dei regali alle persone, a volte addirittura gettando attraverso le finestre alcune borse colme di denaro dentro le case\u00bb. L\u00ec e altrove si firma del resto \u00abBabbo Nicola Natale\u00bb. Tolkien, cio\u00e8, spiega con precisione ai propri figli che Babbo Natale altri non \u00e8 che san Nicola, vescovo di Myra, vissuto nella Licia anatolica a cavallo dei secoli III e IV, noto per la sua ricchezza e per la sua generosit\u00e0 verso i poveri, spesso in forma anonima, e, come raccontano le pie leggende, per avere persino risuscitato tre bambini, motivo per cui \u00e8 da sempre associato ai doni e ai pi\u00f9 piccoli. Nell\u2019Inghilterra tolkieniana il suo nome \u00e8&nbsp;<em>Father Christmas<\/em>, ma anche il nome&nbsp;<em>Santa Claus<\/em>&nbsp;\u2012 pi\u00f9 in uso negli Stati Uniti d\u2019America \u2012 comunica la stessa identit\u00e0, essendo la forma anglicizzata del vezzeggiativo fiammingo Sinterklaas che rimanda appunto a Sint-Nicolaas cio\u00e8 a san Nicola. Ancora oggi il 6 dicembre, in molte citt\u00e0 dell\u2019Europa Settentrionale, anche del Benelux che ha \u201cinventato\u201d Santa Claus, i bambini per la strade ricevono doni e dolciumi dal \u201csanto\u201d con tanto di mitria, pastorale e manto rosso (da cui la livrea anche del Babbo Natale \u201cdella Coca-Cola\u201d per intenderci\u2026), e cos\u00ec pure a Londra: certamente i piccoli Tolkien lo avranno visto e poi ritrovato nelle sue lettere.<br>Ora, in inglese la firma \u00abBabbo Nicola Natale\u00bb fa un certo effetto: \u00abFather Nicholas Christmas\u00bb. Senza evidentemente togliere nulla alla profondit\u00e0 del vocabolo \u00abNatale\u00bb nella lingua italiana, l\u2019espressione inglese \u00abChristmas\u00bb impatta, a voce e per iscritto, certamente in maniera ancora pi\u00f9 forte nella misura in cui pronuncia esplicitamente il nome di Cristo e fa riferimento palese alla liturgia. Letteralmente, infatti, \u00abChristmas\u00bb significa \u00abMessa per Cristo\u00bb. La forma attuale \u00abChristmas\u00bb \u2012 e Tolkien lo sapeva perfettamente \u2012 deriva dal medio inglese \u00abCristemasse\u00bb, che a propria volta deriva dall\u2019anglosassone \u00abCr\u012bstesm\u00e6sse\u00bb \u2012 \u00abCr\u012bstes\u00bb \u00e8 il genitivo di \u00abCr\u012bst\u00bb \u2012, espressione attestata per la prima volta nel 1038. Esiste anche la versione arcaica \u00abChristenmas\u00bb derivata dal medio inglese \u00abCristenmasse\u00bb, cio\u00e8 \u00abMessa cristiana\u00bb. Nelle lettere, Babbo Natale evoca il proprio \u201cfratello verde\u201d, ovvero la personificazione del Natale tipica del folclore inglese che affonda le radici anche nelle festivit\u00e0 di stagione dell\u2019epoca precristiana e di cui ritroviamo un\u2019ultima incarnazione letteraria nello Spirito del Natale presente posto dallo scrittore inglese Charles Dickens (1812-1870) al cuore del&nbsp;<em>Canto di Natale<\/em>&nbsp;del 1843. Il Babbo Natale tolkieniano evoca pure Nonno Yule, ovvero la personificazione del solstizio invernale (Yule) dei popoli germanici precristiani di cui si dice nipote. Il Babbo Natale di Tolkien non rinnega n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro (anzi, nella lettera succitata dice che anche Nonno Yule fa Nicola di nome proprio). Sono persino suoi parenti, a cui \u00e8 molto affezionato. Ma lui non \u00e8 loro. Lui \u00e8 (san) Nicola Natale (di Cristo). Il nome vero del Natale italiano \u00e8 \u00abdiem nat\u0101lem Christi\u00bb, ma in italiano qualcosa si \u00e8 perso per strada, e quel qualcosa l\u2019inglese \u00abChristmas\u00bb invece lo conserva. Con la consueta delicatezza che lo contraddistingue nel trattare i simboli, Tolkien sta qui dando una nozione importantissima.<br>Colleghiamo tutto questo ai versi conclusivi delle sua poesia perduta Noel (<a href=\"http:\/\/www.carolinemcalisterauthor.com\/blog\/two-new-tolkien-poems-noel-and-the-shadow-man\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">http:\/\/www.carolinemcalisterauthor.com\/blog\/two-new-tolkien-poems-noel-and-the-shadow-man<\/a>) e fortunatamente di recente ritrovata, e di cui speriamo si possa avere presto una versione critica. Le lettere scritte da Babbo Natale ai piccoli Tolkien abbracciano un arco di tempo che va dal 1920 al 1943. La poesia \u00e8 stata pubblicata nel 1936 nell\u2019Annual (l\u2019annuario) della Scuola di Nostra Signora (Our Lady\u2019s School) di Abingdon, un collegio femminile nei pressi di Oxford. I versi conclusivi recitano: \u00abSuonano ora le campane del Paradiso\/ insieme alle campane della Cristianit\u00e0,\/ e Gloria, Gloria canteremo\/ poich\u00e9 Dio \u00e8 venuto sulla Terra\u00bb.<br>Il senso del Father Christmas di Tolkien \u00e8 \u2012 giocondo e facondo come dev\u2019essere giustamente il personaggio di storie per ragazzini \u2012 tutto l\u00ec. Ma anche per i \u201cgrandi\u201d c\u2019\u00e8 un richiamo. Ne Il Signore degli Anelli, conclusosi il Consiglio di Elrond, la Compagnia dell\u2019Anello lascia Granburrone per la missione ultima e ultimativa il 25 dicembre 3018 della Terza Era secondo il Calendario della Contea (quello degli Hobbit, strettamente imparentati con gli Uomini) concludendo il cammino con la vittoria finale tre mesi esatti dopo, il 25 marzo 3019. Il quest de&nbsp;<em>Il Signore degli Anelli&nbsp;<\/em>\u2012 il quest supremo \u2012 parte cio\u00e8 a Natale e si conclude vincitore il giorno dell\u2019Incarnazione. Questa seconda, nel cristianesimo, \u00e8 una solennit\u00e0 ancora pi\u00f9 importante del Natale poich\u00e9 \u00e8 il momento in cui Dio entra davvero, ancorch\u00e9 invisibile a occhio umano, nella storia. Ges\u00f9 \u00e8 gi\u00e0 vero uomo sin da quel momento, \u00e8 gi\u00e0 sulla Terra, nel grembo di Maria, nove mesi prima della nascita. Si celebra con (giusta) enfasi il Natale perch\u00e9 \u00e8 il giorno della nascita di Ges\u00f9, l\u2019avvenimento pubblico al quale da ogni dove accorrono genti umili (i pastori) e persone potenti (i magi), mentre l\u2019Incarnazione \u00e8 un fatto \u201cprivato\u201d di cui si sa solo a posteriori. Tra uno e l\u2019altro corrono del resto nove mesi esatti, e la scienza storica pi\u00f9 accurata ha confermato che Ges\u00f9 \u00e8 sul serio nato il 25 dicembre, non solo per modo di dire (<a href=\"http:\/\/www.vittoriomessori.it\/blog\/2014\/04\/21\/accadde-davvero-un-25-dicembre\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">http:\/\/www.vittoriomessori.it\/blog\/2014\/04\/21\/accadde-davvero-un-25-dicembre\/<\/a>). La missione della Compagnia dell\u2019Anello \u201cscompagina\u201d allora il calendario ridando priorit\u00e0 mitica all\u2019Incarnazione, ma, nel suo piccolo, il Father Christmas di Tolkien celebra con enfasi la gioia del Natale storico \u2012 reso possibile dalla vittoria ai Cancelli di Mordor?\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>D. Prima delle&nbsp;<\/em>Lettere da Babbo Natale<em>&nbsp;\u00e8 stata la volta de&nbsp;<\/em>Il Silmarillion<em>. In base a queste due importanti esperienze professionali, quali sono le difficolt\u00e0 maggiori che s\u2019incontrano nel curare un libro di Tolkien?<\/em><br>R. Rispondo con un\u2019altra premessa. Io non ho tradotto&nbsp;<em>Il Silmarillion<\/em>, e nemmeno l\u2019ho ritradotto. Ho ritoccato qua e l\u00e0 la traduzione pre-esistente, limitandomi a correggere, visto il tempo limitatissimo messomi a diposizione, alcune questioni macroscopiche. A rigore di termini, non si pu\u00f2 dunque nemmeno parlare di una vera e propria \u201crevisione\u201d. La traduzione, quindi, resta ancora, per la maggior parte, quella originaria, ovvero assolutamente bisognosa di un rifacimento approfondito.<br>Ebbene, le difficolt\u00e0 nel tradurre Tolkien sono molte: la necessit\u00e0 di rimanere fedele al suo stile, anzi agli stili che egli adopera di volta in volta, pur producendo un risultato finale italiano gradevole e sensato; l\u2019uso peculiare che talora egli fa di vocaboli e di locuzioni; il rispetto delle sue costruzioni sintattiche\u2026 Ma questo \u00e8 in parte vero per ogni autore e per ogni traduzione. L\u00e0 dove con Tolkien le difficolt\u00e0 aumentano sono i nomi (propri e generici) e i toponimi, a volte ponendo degli scogli insormontabili. Da un lato occorre infatti avere sempre presente l\u2019orizzonte indicato da Tolkien stesso ai traduttori nella famosa (ma i traduttori l\u2019hanno mai studiata e meditata sul serio?\u2026)&nbsp;<em>Guide to the Names in \u201cThe Lord of the Rings\u201d<\/em>, nota poi come&nbsp;<em>Nomenclature of \u201cThe Lord of the Rings\u201d<\/em>, che non \u00e8 certo un trattato organico, ma che offre indicazioni esaurienti della logica che deve sottostare a ogni traduzione tolkieniana; dall\u2019altro lato bisogna contemperare quanto l\u00ec detto con il buon senso e soprattutto con il tentativo di non tradire i testi, riproducendo in ciascun contesto linguistico-culturale, nel nostro caso quello italiano, l\u2019effetto narrativo che Tolkien produce scrivendo per un pubblico anglofono in un inglese che abbonda di reperti (anche mascherati) di altre lingue. Pi\u00f9 la lingua in cui si traduce si allontana storicamente e filologicamente da quella di Tolkien, pi\u00f9 le difficolt\u00e0 aumentano. In italiano queste difficolt\u00e0 sono gi\u00e0 in numero sufficiente a disarmare\u2026<br>Mi rendo conto che pi\u00f9 che rispondere direttamente alla domanda postami sto riflettendo per iscritto\u2026 Fare esattamente quanto ho appena affermato \u00e8 infatti letteralmente impossibile, specialmente appunto in italiano. Faccio un esempio a casaccio. Come si fa a inserire il nome non inglese Gandalf, con tutte le suggestioni, le evocazioni e le assonanze che esso comunque ha per un lettore anglofono, in uno scritto in una lingua neolatina e pretendere di suscitare un effetto sonoro-memoriale identico?\u2026<br>Tornando a Il Silmarillion, la prima difficolt\u00e0 \u00e8 quella di rendere in italiano l\u2019incedere \u201cbiblico\u201d del testo e l\u2019atmosfera \u201cnordica\u201d delle sue pagine senza strafare (come invece mi sembra sia stato fatto\u2026) e senza per\u00f2 nemmeno perdere nulla. Certo, oggi il traduttore \u00e8 aiutato moltissimo dalla grande opera filologico-critica messa a disposizione dalla messe d\u2019inediti e d\u2019incompiuti pubblicati sia da Christopher Tolkien sia da uno stuolo di studiosi di grande valore e personalit\u00e0 in mezzo mondo, Italia non esclusa. Senza loro, le difficolt\u00e0 rimarrebbero forse invincibili. Ma pi\u00f9 procedo nello studio anche linguistico-letterario di Tolkien e pi\u00f9 mi convinco che ogni traduzione sar\u00e0 sempre e solo un compromesso: il segreto \u00e8 raggiungerlo nel modo pi\u00f9 trasparente, onesto ed equilibrato possibile, rimandando sempre il lettore all\u2019inglese originale di Tolkien \u2013 e a una buona dose di altre letture di conforto che permettano di assaporarne il pi\u00f9 possibile gli aromi linguistico-contenutistici. Il pi\u00f9 delle volte, infatti, \u00e8 questione di palato, come per un buon vino, non di sola grammatica razionalizzata, disseccata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>D. Negli anni la popolarit\u00e0 delle opere di Tolkien \u00e8 ulteriormente aumentata e, grazie ai film, \u00e8 uscita dalla nicchia (gi\u00e0 di suo piuttosto ampia, invero) degli appassionati per raggiungere il cosiddetto \u201cgrande pubblico\u201d e diventare addirittura un elemento di cultura pop, con citazioni in romanzi, in altri film o serie televisive, in quiz a premi e perfino facendo timidamente capolino in qualche testo scolastico. Inevitabilmente questo ha fatto s\u00ec che le aspettative e le reazioni dei lettori siano mutate nel tempo. Com\u2019\u00e8 cambiato il modo di proporre e raccontare Tolkien e le sue opere, da quando queste sono giunte in Italia?<\/em><br>R. Il modo di proporre e di raccontare Tolkien e le sue opere in Italia non \u00e8 cambiato: \u00e8 cambiato il pubblico. E il pubblico \u00e8 cambiato principalmente perch\u00e9\u2026 crede di essere cambiato (e a furia di sentirselo ripetere, ha finito per crederci). Mi spiego. Ovvio: il pubblico italiano di oggi non \u00e8 pi\u00f9 quello di prima di Internet, di prima del cinema CGI, del tempo in cui usc\u00ec la prima edizione italiana de Il Signore degli Anelli. Io stesso, allora giovanissimo, ignaro di tutto, la prima volta che ebbi per le mani (ma non lessi), pi\u00f9 o meno 15enne, Il Silmarillion fresco di stampa, avendo gettato solo una rapida occhiata al risvolto di copertina pensai che l\u2019autore, nato in Sudafrica, e non sapendo io nulla nemmeno del Sudafrica, fosse un narratore di colore\u2026 Non cadiamo per\u00f2 nei sociologismi da biscottino della fortuna\u2026&nbsp;<em>Il Signore degli Anelli<\/em>&nbsp;\u00e8 uscito in Gran Bretagna tra 1954 e 1955: quando lei e io lo abbiamo letto, e cos\u00ec migliaia di altri italiani, eravamo gi\u00e0 diversi da quel mondo. Insomma, davvero non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume. Ma il punto non \u00e8 questo. Il punto \u00e8 che il fiume resta sempre lo stesso, e bagna sempre. Semmai oggi la difficolt\u00e0 \u00e8 quella di fare arrivare al pubblico il Tolkien autentico, dovendosi aprire la strada con il machete nella selva intricata d\u2019inutilit\u00e0, disordini, distrazioni e caricature che si sono incrostate sopra la sua letteratura. Questo \u00e8 per\u00f2 gi\u00e0 capitato a Omero, Virgilio, William Shaskespeare, tutti i nostri grandi padri trattati con il medesimo bon ton dispiegato dal Barbariccia dantesco che \u00ab[\u2026] avea del cul fatto trombetta\u00bb (Inferno, XXI, 139). Occorre dunque sforzarsi per riportare al pubblico il Tolkien vero, quello dei libri (non per feticismo, ma per completezza e ricchezza), quello della subcreazione, quello che si \u00e8 fatto seppellire con il nome di Beren, accanto alla moglie Edith con il nome di L\u00fathien, non perch\u00e9 fosse un invasato che aveva perso le coordinate della realt\u00e0, ma perch\u00e9 era un uomo di carattere conscio che sul palcoscenico della vita occorre indossare la maschera giusta, cio\u00e8, alla greca, essere la persona che si deve essere. Non ci sono film o gadget che tengano: se esponiamo l\u2019uomo, il ragazzo di oggi alle tempeste del Tolkien vero, questi dovr\u00e0 correre a trovarsi subito un riparo perch\u00e9 quella \u00e8 pioggia che bagna davvero. E cos\u00ec, anche nel mondo 2.0, ognuno che incidenti nel Tolkien autentico sapr\u00e0 allora firmarsi Beren.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Marco Respinti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Da Tolkien.it del 24\/12\/2107. Foto da articolo&nbsp;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni dicembre ai figli di J.R.R. Tolkien arrivava una busta affrancata dal Polo Nord. All\u2019interno, una lettera dalla calligrafia filiforme e uno splendido disegno colorato. 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